

Che Europa vogliamo?
Europa
/eu·rò·pa/
Dal greco Eurṓpē, da eurýs (“ampio”) e ṓps (“sguardo”), significa “dal vasto sguardo”. In origine nome di una principessa fenicia rapita da Zeus, divenne poi il nome del continente occidentale. Col tempo, Europa è divenuto anche il simbolo di un progetto politico e ideale di convivenza e cooperazione tra popoli, fondato su libertà, solidarietà e democrazia.
Dalla visione lungimirante di Altiero Spinelli, che immaginava un'Europa unita, pacifica e solidale, siamo giunti oggi a un bivio drammatico: un’Unione Europea che si chiude, che si arma, che alza muri reali e simbolici contro “nemici” sempre più fantomatici, alimentando paure invece che costruire ponti.
Un’Europa che sta abbandonando la strada della cooperazione, della sperimentazione sociale, delle politiche inclusive, per rifugiarsi nel protezionismo, nel militarismo, nella difesa miope dei propri confini materiali ed economici.
Ma che cos’è davvero oggi l’Unione Europea? E cosa non è più?
Viviamo un’epoca di crisi molteplici: climatica, democratica, sociale, migratoria, economica. Di fronte a queste sfide, l’Europa avrebbe l'opportunità – e la responsabilità – di ripensarsi come spazio politico innovativo, solidale, multiculturale.
Invece, troppo spesso, la risposta è la chiusura: alle persone migranti, al dissenso, alle voci fuori dal coro, alla critica verso poteri economici e militari, alla solidarietà internazionale.
Il nostro impegno: con la convizione che un’altra Europa è possibile, continuiamo a sviluppare e promuovere progetti ed iniziative per favorire il dialogo, il confronto, l’inclusione, la cooperazione decentrata ed il valore dell’incontro come crescita culturale.
Il nostro obiettivo rimane quello di formare cittadine e cittadini del mondo, prima ancora che europei o italiani, francesi o portoghesi. Abbiamo bisogno di persone capaci di immaginare una società
aperta, cooperante, conta- minata positivamente dalle differenze e non chiuse in recinti culturali utili solo a chi ha bisogno di masse per le proprie speculazioni economiche e sfruttamenti geopolitici.
Siamo contro l’Europa dei muri e delle armi, incapace di condannare il genocidio in Palestina, che applica sanzioni selettive secondo logiche geopolitiche.
Vogliamo un'Europa che investa nella crescita culturale dei giovani, nell’educazione alla pace, nella cooperazione, nella sostenibilità; libera dalla sudditanza agli Stati Uniti, capace di parlare con tutti i popoli del mondo da pari a pari; capace di autocritica, consapevole delle proprie responsabilità storiche e attuali.
Un’Europa libera dal razzismo, fascismo e imperialismo.
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